giovedì 22 ottobre 2009

Se non fosse inutile

Se non fosse inutile, questa lettera sarebbe per te,
ti arriverebbe in questo mattino di pioggia,
nel becco di un corvo bagnato,
sotto l'ala di un piccione viaggiatore,
o nel cestello di una mongolfiera.
Ci sarebbe scritto che non sei passato.
Ci sarebbe scritto che t'ho amato e ancora t'amo.

Ti stupirebbe, per via del corvo bagnato,
per via del fatto semplice che t'amo.
Ti farebbe sorridere quel sorriso, che odio.
E amo.
Ti farebbe sorridere
e ti farebbe passare la pioggia,
l'umido e il mattino e la noia per almeno un paio d'ore.
Ti farebbe pensare a me questa notte,
con il corvo che dorme sul tuo comodino,
dove posavamo le tazzine di caffè.

Ti farebbe pensare a me, domattina?

Ti scriverei, davvero,
con il corvo e l'amore e tutto il resto.
Ma come vedi sarebbe inutile.

Però, ti farebbe felice tra una settimana,
un giorno all'improvviso.
Ti accorgeresti che il corvo è appollaiato sulla tua spalla,
una mattina come le altre, e ti sentiresti bene.
Ti farebbe venire voglia di chiamarmi,
ed io non ti riponderei.
Allora chiameresti qualche altra.

Mi penseresti, poi, ti chiederesti se t'amo.
Andresti a dormire, scacciando il corvo dal comodino
dove posavamo le tazzine di caffè.

Ti farebbe pensare, ancora fra qualche mese,
che in fondo io non t'amo.
Però senza motivo, una notte,
veder il corvo che svolazza dietro di te,
ti darebbe un'irrazionale sicurezza e
la voglia di sentire la mia voce.
Mi chiameresti ed io ti risponderei.

Non ti direi che t'amo, perchè sarebbe inutile,
non mi diresti nulla, perchè sarebbe vile.
Non mi diresti del corvo, non ti direi che mi ricordo del comodino
e delle tazzine di caffè.

Quel mattino non penseresti a me.

Ti scriverei, se non fosse inutile.

martedì 20 ottobre 2009

Cosa ne saprai

Cosa ne sai di me.

Sopravvissuta a quali mari,
quali uragani, quante ore e giorni
e notti lunghe chilometri.
Cosa ne saprai?

Per quello che vale,
nulla di questo ti riguarderà.
Ora questa è la nostra notte, non esitare,
spogliami
e poi sparisci. Non perdere tempo.
Goditela.

Ma cosa ne saprai...

sabato 17 ottobre 2009

Cena all'italiana

Sono una ragazza laureata con lode, come ce ne sono molte, troppe, oggi in questo paese di ignoranza e veline.
Ho trovato lavori, risposto ad annunci, mandato CV, percorso chilometri.

E sono insultabile, da un estraneo discutibile, ad una cena tra amici, solo perchè possiedo un seno.

Non so se il sessismo di questa nazione, o di questo mondo di merda, sia sempre stato tale.
Io però vivo qui, oggi, e credo si debba fare qualcosa.
Quello che ho fatto io è stato andare via sbattendo la porta.
Da sola, in una notte schifosa in questa città di merda.
Quello che vorrei facessimo tutte è sputare in faccia a questi gretti cavernicoli che si vorrebbe sopportassimo, che smettessimo di fingere che le battute di merda che producono sono divertenti.
Che rendessimo chiaro che essere trattate come pezzi di macelleria non è accettabile.
Che essere valutate come quarti di bue non è un comportamento che si può sopportare.

Vorrei che andassimo tutte via, sbattendo un milione di porte in faccia allo schifo che vorrebbero farci sembrare normale.
Vorrei che la prossima volta che in una discussione si fanno digressioni irrilevanti sul nostro aspetto fisico avessimo tutte il coraggio di giudicare i nostri interlocutori chiedendogli le dimensioni irrisorie del loro pene.
Vorrei urlare e urlare e ancora urlare lo schifo di essere donna in questo paese incivile.